Con lo straordinario volume Greco Vivo1 Diego Stagnitto e Francesco De Nicola ci dimostrano con enorme dovizia di esempi che tutti noi, quando parliamo, con consapevolezza o meno, parliamo
greco, nel senso che la stragrande maggioranza dei vocaboli che usiamo è di derivazione dal lessico del greco classico, attraverso percorsi, rielaborazioni, perdite, recuperi e creazioni lessicali di grande interesse, avvenuti nel tempo lungo i meandri della storia e della cultura.
Tutto è accuratamente documentato grazie ad una ricchezza di attestazioni ben coordinate tra di loro in percorsi a catena con correlazioni sempre sicure e pertinenti.
Il volume si presenta come un repertorio-dizionario in cui si combinano in maniera originale ordine alfabetico e raggruppamento per famiglie lessicali di vocaboli perlopiù italiani, ma anche inglesi,
francesi, spagnoli, tedeschi, oltre a termini dialettali e a nomi propri derivati dal greco, accostati, quando possibile, ai corrispondenti di origine latina, in modo tale da instaurare un ideale dialogo
tra le lingue. Il repertorio lessicale è poi corredato da centinaia di note a piè di pagina che forniscono dati eruditi e informazioni sulle ragioni delle singole scelte.
Questo immane lavoro di raccolta, selezione e sistemazione è nato dalla curiosità e dall’entusiasmo, ma direi molto anche dalla determinazione, di Diego Stagnitto che si presenta e racconta la sua
passione, potremmo quasi dire ossessione, che ha trovato ad un certo punto della sua vita la possibilità di tradursi in quest’opera mirabile, grazie anche all’aiuto e al sostegno di Francesco De Nicola,
suo collega a scuola, filologo classico che – a suo dire – ha svolto il ruolo «del revisore e del consigliere ». Ecco cosa ci racconta Stagnitto con sincerità e semplicità: «Non sono un glottologo di professione: ho cinquantacinque anni, sono laureato in fisica teorica, insegno matematica e fisica (parttime) in un liceo scientifico della provincia di Pavia e sono consulente informatico di una società di software per l’industria. Non ho seguìto studî accademici d’indirizzo linguistico. Fin da bambino, tuttavia, mi sono sempre chiesto il significato delle parole che sentivo e il perché di quello che vedevo. Per rispondere alla prima domanda, tra i quattordici e i diciotto anni avevo perennemente in mano un dizionario d’italiano che riportava l’etimologia delle parole e ho appreso, da autodidatta,
i lemmi base del greco antico, dell’inglese, del tedesco e dello spagnolo (il francese è l’unica lingua che abbia imparato a scuola); per rispondere alla seconda, a diciannove anni mi sono iscritto a fisica.
Assorbito totalmente dagli studî di fisica prima, dal lavoro e dalla famiglia numerosa (quattro figli) poi, per trentacinque anni ho messo in ‘stand-by’ la passione etimologica: almeno fino alle vacanze
di Natale del 2014. Nelle vacanze di Natale del 2014 mi successe di ricercare un’etimologia su Google! Mi si aprì un mondo… Rimasi sconvolto da come in pochi anni l’accessibilità delle informazioni
si fosse completamente rivoluzionata: centinaia di volumi di valore inestimabile, pubblicati in tutta Europa e non solo, erano lì, a portata di un click, divenuti patrimonio dell’umanità, e potevano essere
scaricati liberamente! Anche numerosissimi siti facevano a gara a riportare le etimologie più disparate, in tutte le lingue! Quella settimana non sono esistito per i miei figli: l’antico amore, solo sopito,
era scoppiato irrefrenabile…
Devo confessare che, tra le varie lingue incontrate nella mia adolescenza, il greco antico era quella che da sùbito aveva suscitato in me il maggior fascino (forse a causa dell’alfabeto diverso, un po’
misterioso e usato nelle amate geometria e fisica…). Fra i tanti testi esaminati un libro in particolare mi colpì profondamente: il Lessico etimologico-pratico della lingua greca di Giuseppe Cammelli,
pubblicato a Firenze, presso Le Monnier, di cui in rete circola la nuova tiratura della terza ristampa, risalente al 1939. […] L’opera del Cammelli mi affascinò sùbito: dopo averla stampata, iniziai a sfogliarla ripetutamente e mi accorsi che non c’era pagina in cui non riconoscessi parole dell’italiano odierno che discendevano da quei lemmi di 2500 anni fa; molte erano termini scientifici di fisica, biologia, chimica, o tecnici, d’ingegneria, ma non solo». Di qui nasce per Stagnitto l’idea di dar vita ad un lavoro nuovo, originale, davvero molto attraente, coinvolgente e utile. Infatti ai vocaboli greci tra di loro collegati per comunanza di radice fa seguire una serie ampia, in cui compaiono sovente vocaboli inaspettati, di parole italiane, ma anche inglesi, francesi, spagnole, dei dialetti italiani e anche di altre lingue che hanno un rapporto di derivazione diretta dall’originario termine del greco antico. Si viene così a creare un’affascinante storia delle parole. Infatti nel lungo scorrere del tempo sono avvenuti tanti passaggi per cui talvolta la derivazione non è direttamente dal greco, ma passa attraverso il latino, che tanto ha acquisito del lessico greco, talaltra c’è alle spalle una comune radice indoeuropea; in altri casi si tratta di derivati di derivati, nell’àmbito dell’evoluzione stessa dell’italiano. «Perlopiù, tuttavia, – ci dice Stagnitto – nel suono di esse si coglie l’‘eco’ del suono del lemma greco».
Il lavoro si avvale di una sicura e seria base scientifica, come attesta anche l’argomentata informazione sulle opere precedenti di ambito glottologico che, seppure in forme e modi diversi, hanno
trattato della persistenza lessicale del greco antico nelle lingue moderne, in particolare nell’italiano. Nell’insieme si tratta di un testo di grande fascino intellettuale che si può leggere come un romanzo
delle parole, da cui emerge la forza espressiva dei termini greci che, costantemente riconosciuta nei secoli, hanno alimentato la fantasia creativa nell’ambito della produzione lessicale in un flusso ininterrotto di arricchimento linguistico nei campi più diversi, da quelli letterari a quelli scientifici. Il lavoro può risultare molto utile per la consultazione, qualora si voglia svolgere una ricerca specifica su una qualche etimologia, ma può anche rappresentare un volume da sfogliare con curiosità per addentrarsi in quei «Percorsi e vagabondaggi nei labirinti delle parole, nella selva delle lingue
», come suggerisce il sottotitolo, dato che si possono fare incontri e scoperte davvero interessanti riguardo alla comune origine di vocaboli che a prima vista sembrerebbero molto lontani tra di loro.
Chi si avventura in questa selva, non certo oscura, ma anzi capace di fornire illuminazioni inaspettate sui significati di molti vocaboli e su innumerevoli parentele linguistiche, può scoprire che
ABISSO, per la comune derivazione dal greco βαθύς = profondo, è parente di EURÌBATE e di STENÒBATE, due termini specifici dell’ecologia che indicano rispettivamente organismi acquatici che
possono vivere in ampi intervalli di profondità, oppure solo in uno stretto intervallo, oppure può acquisire che dal verbo βαίνω = vado, cammino derivano tanto ACROBATA, persona che cammina
solo sulle punte dei piedi, quanto la patologia del DIABETE, termine che letteralmente significa “sifone”, per «la sete notevole e l’abbondanza di orina che provoca», ma anche BASEBALL, dove base si unisce a ball = palla e poi, attraverso il latino baculum o baculus = bastone si arriva ad ABBACCHIO, così chiamato in quanto «l’abbattimento dell’agnello era solitamente effettuato mediante bastonate in testa e poi coltello alla gola», ma si può ancora procedere e arrivare a BACILLO «nome dato nel 1872 ai batteri a forma di bastoncino dal botanico tedesco Ferdinand Julius Cohn» e, andando avanti, arrivare a IMBECILLE, letteralmente “senza bastone, senza appoggio”, da cui si crea RIMBECILLIRE. Possiamo poi passare al verbo βάλλω = scaglio, getto, colpisco, da cui deriva il nome delle isole BALEARI, in quanto «gli abitanti erano famosi per essere bravi con le fionde», ma anche DIAVOLO, dal latino tardo ecclesiastico diabolus, a sua volta dal greco διάβολος = calunniatore che deriva dal composto διαβάλλω = getto in mezzo e poi, per traslato, “calunnio”, per cui il diavolo sarebbe colui che “getta in mezzo”, per dividere, mentre, da un altro composto παραβάλλω = getto accanto, deriva PARABOLA, sia nel significato di «piano secante rispetto alla generatrice del doppio cono», sia, attraverso il latino parabola, nel senso di breve racconto allegorico, frequente nei Vangeli, in quanto «accanto al racconto viene “gettato”, con efficacia, un insegnamento etico» e poi da parabola con contrazione interna è venuta PAROLA con la sequela di PARLARE, PARLAMENTO, PARLANTINA e molti altri vocaboli ancora…
E siamo solo all’inizio… La fantasmagoria caleidoscopica di accostamenti, catene creative, paren-tele linguistiche stupefacenti va avanti, tenendoci avvinti per oltre mille pagine! Al di là della curio-sità, e direi anche del divertimento, c’è però l’occasione di riflettere sulle radici del nostro parlare, ma anche del nostro pensare, e quindi del nostro essere, profondamente e saldamente affondate nel mondo classico, quello che ha fornito all’Italia, all’Europa e in molti casi al mondo intero i modi per dire… quasi tutto!
Note
1 DIEGO STAGNITTO, FRANCESCO DE NICOLA, Greco vivo, Aracne, Canterano (RM) 2018.