Finalmente un piccolo libro colma una lacuna, ampliatasi nel tempo, e soddisfa una curiosità che forse molti di noi nutrivano da molti decenni.

Si tratta della biografia di Lorenzo Rocci, definito nel sottotitolo Il padre, il maestro, l’apostolo, redatta da Eleonora Mazzotti (Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 2018, pp. 95, € 3,00) che, dopo lungo silenzio, illumina in tutta la sua grandezza la figura di quello che per molti è stato troppo a lungo solo l’autore di quel Dizionario greco-latino che ci ha accompagnati, sovente con tormento e con piccole soddisfazioni, negli anni che abbiamo dedicato allo studio del greco antico.

Un personaggio sconosciuto, un semplice nome in cima a un’opera lessicografica di grande valore in sé e di enorme importanza in Italia nell’ambito degli studi classici.

In realtà Lorenzo Rocci fu «un gesuita dottissimo ed eccezionalmente tenace» che nel lontano 1939 «consegnò a generazioni di adolescenti dalle belle speranze, impegnati a tessere i propri destini sui duri banchi dei licei italiani» uno «storico dizionario greco-italiano» destinato a diventare «mitico», nel succedersi delle edizioni, pur nell’eclissi del suo autore.

Pochissimi sono i documenti che possono far luce sulla figura di Lorenzo Rocci: un albero genealogico che fa risalire l’origine della sua famiglia a Piacenza, con attestazioni di una remota nobiltà, una foto sbiadita di quando, non ancora trentenne, era Prefetto di Camerata al Collegio Mondragone, presso Frascati, un’immagine dei suoi ultimi anni d’insegnamento, insieme ad un gruppo di suoi allievi, qualche sporadica annotazione tra i documenti della Compagnia di Gesù, il certificato d’iscrizione all’Accademia dell’Arcadia. Nient’altro.

Anche se è facile comprendere che la redazione del dizionario greco-latino abbia comportato un enorme lavoro preliminare, indubbiamente sostenuto da una memoria prodigiosa, da una sconfinata conoscenza degli autori greci, classici ed ecclesiastici, e da una indefessa dedizione al lavoro intellettuale, con l’aiuto solo di schedine e appunti dattiloscritti, dati anche i pressoché nulli sostegni tecnici del tempo, bisogna sottolineare che di tutto questo non resta traccia.

Semplice ed essenziale la biografia di Lorenzo Rocci: nacque a Fara in Sabina, attualmente in provincia di Rieti, l’11 settembren1864, da Domenico, originario di Perugia o forse più probabilmente di Piacenza, e da una giovane laziale, Eustochio Corradini. Lorenzo ebbe un fratello, Filippo, e visse l’infanzia e la prima adolescenza nella serenità di una famiglia semplice e onesta. Dapprima frequentò il seminario diocesano di Anagni, poi a sedici anni entrò nella Compagnia di Gesù a Napoli. Nel 1890, dopo gli studi teologici e filosofici alla Gregoriana e quelli classici alla Sapienza, conseguì la laurea in Lettere presso la Regia Università di Roma, con gli elogi di un componente illustre della commissione esaminatrice, Giosuè Carducci, pur filomassone e anticlericale. Nel 1892 fu ordinato sacerdote a Cortona (Arezzo) e negli anni successivi fu Prefetto di Camerata a Mondragone, dove in seguito insegnò Latino e Greco e, dopo un periodo a Roma, fu anche Preside, negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale, quando l’edificio fu trasformato in rifugio per ebrei e sfollati.

Appena pubblicato, nel 1939, copie del dizionario, elegantemente rilegate in pelle bianca, furono consegnate al re Vittorio Emanuele III, al duce Benito Mussolini e a Papa Pio XII che ne lodò gli alti meriti in un messaggio autografo.

Secondo l’aneddotica del tempo, Mussolini ne avrebbe caldeggiato la diffusione nei licei, in quanto primo dizionario di greco concepito in lingua italiana che, quindi, poteva sostituire le traduzioni dell’inglese Liddell & Scott e del tedesco Passow. Rapidamente questo dizionario si diffuse nelle scuole e nelle Università, prima del Regno, poi della Repubblica, imponendosi come il dizionario di greco per antonomasia.

Padre Rocci dedicò gli ultimi anni della sua vita alla sua vocazione erudita e a quella sacerdotale. Continuò a limare e perfezionare il suo lavoro fino all’edizione definitiva del 1943 e contemporaneamente esercitò la funzione di confessore nella Chiesa del Gesù a Roma e di collaboratore con la cappellania della Sapienza. Così fino al 14 agosto 1950, quando, a 86 anni, si spense nella Casa Professa del Gesù a Roma.

Questa la lunga vita di Padre Lorenzo Rocci, interamente dedicata allo studio appassionato del mondo classico, all’insegnamento e alla testimonianza della Fede cristiana.

Infatti, oltre al dizionario, curò una Piccola antologia poetica (1909) di autori latini, preceduta da un eccellente trattato di prosodia e metrica, tradusse i primi sei libri dell’Odissea (1928), redasse una Sintassi latina (1934), tradusse l’Antigone di Sofocle (1935), compose le Nuove favole latine in versi senari secondo la maniera di Fedro (1927) e produsse diversi manuali di greco per i licei. Numerose sono inoltre le sue opere biografiche e commemorative su amici, discepoli e convittori del Collegio Mondragone, come pure gli scritti agiografici su santi e martiri, ma particolarmente significativa è la sua produzione di eleganti versi latini, solitamente presentati all’Accademia dell’Arcadia.

Di tutto questo dà ampio e dettagliato conto il lavoro di Eleonora Mazzotti che si sofferma anche ad approfondire, dal punto di vista storico e artistico, i luoghi della vita di Padre Rocci: Fara in Sabina e l’abbazia di Farfa, il Collegio Mondragone, la Pontificia Università Gregoriana e la Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina.

Il lavoro di Eleonora Mazzotti prosegue con l’esposizione della pur scarsa documentazione relativa a Padre Rocci tuttora presente presso l’Archivio della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù, con le informazioni sulla missione del religioso come gesuita e come sacerdote.    

Successivamente vengono presi in considerazione i pochi documenti superstiti presso l’Accademia dell’Arcadia dove Padre Rocci aveva assunto il nome di Iperide Menalio, quando fu accettato nel 1920.

Molto interessante la documentazione riguardante gli articoli commemorativi di Padre Rocci, usciti subito dopo la sua morte, sia su “Societas. Rivista dei gesuiti”, sia su quella, in latino, del Collegio Mondragone. Da entrambi emerge la considerazione per la vastità dell’erudizione del religioso, la sua dedizione all’insegnamento, nonché la fermezza della Fede e, soprattutto nel secondo, la profonda umanità. Anche quotidiani laici, come “Il Messaggero”, commemorarono Padre Rocci (15/9/1950), sottolineandone in particolare le doti di insegnante e studioso, nonché l’abilità nella composizione di testi in lingua latina.

Davvero originale l’ultima parte del saggio in cui l’autrice raccoglie «alcune delle più belle rese dal sapore di antico che impreziosivano il vecchio dizionario, facendone quasi un’opera letterari», oltre a «ricche didascalie, dense di informazioni storico-antiquarie e di audaci tentativi di comparazione con la realtà contemporanea», come, ad esempio, le descrizioni dei capi di abbigliamento dei Greci o gli ingredienti di alcuni piatti ritenuti particolarmente gustosi. Bastano pochi esempi per farci capire da un lato che molte traduzioni di vocaboli sono ormai in un italiano desueto, ma anche che, tramite il Rocci, si poteva sperimentare una totale immersione nella civiltà ellenica. Possiamo ricordare, ad esempio, che il greco oἱ ἀγοραῖοι viene tradotto con “rivenduglioli” che probabilmente oggi nessun ragazzo capirebbe che significa “commercianti che operano nel mercato” o κατατεθαρρηκότως, tradotto “con fidanza”, difficilmente farebbe capire ad un liceale di oggi che significa “arditamente”. Di particolare interesse sono le notazioni riguardanti le feste, l’arte, il diritto, i mezzi di trasporto, la vita quotidiana e il costume, lo sport, il mito, la società e la politica, la cucina, l’abbigliamento, gli strumenti musicali, le monete e le unità di misura, i popoli stranieri e i loro costumi, la filologia e la medicina.

A questo riguardo la rassegna proposta da Eleonora Mazzotti si apre con Ἀμϕιδρόμια, spiegato come «festa che in Atene si faceva dalle famiglie, alcuni giorni dopo la nascita del bambino: la casa era ornata: intervenivano gli amici con donativi: due donne portavano rapidamente (δρόμος, corsa) il bambino attorno al focolare, per associarlo al culto domestico. Sec. alcuni in questa stessa festa s’imponeva il nome», e si chiude con χημίον, tradotto con “chemiosi”, spiegata come «affezione della congiuntiva attorno alla cornea oculare, e in forma di guscio d’ostrica».

Dall’accurato studio di Eleonora Mazzotti emerge la figura di Padre Rocci come uomo di immenso sapere e di profonda umanità, una persona, però, che «non si fece mai assorbire dalla storia, la attraversò con fierezza e umiltà, da uomo di studio e di fede, ma non ne volle mai essere protagonista». L’autrice rivela di aver ritrovato, nella Biblioteca della Provincia Romana della Compagnia di Gesù, il diario personale di Padre Rocci, di cui evidenzia due elementi: Padre Rocci parla del suo lavoro per la realizzazione del dizionario, sempre «con semplicità estrema», «come se non vi fosse nulla di eccezionale nel redigere un dizionario di simile ampiezza». Inoltre commenta gli eventi del suo tempo, sempre dal punto di vista «del popolo, dei fedeli, dell’Italia, di un’entità collettiva nella quale egli s’identificava totalmente e per la quale era costantemente in ansia».

In definitiva emerge la personalità di uno studioso, serio e appassionato, dotato di una cultura «profondamente e cristianamente umanistica», finalizzata alla formazione globale della persona umana, capace di dare ai giovani tutti quei valori intramontabili che il mondo classico ci ha lasciato. Per questo non avrebbe potuto essere un accademico nel senso moderno, né l’esponente di una filologia priva di anima, in quanto per lui il dominio pieno del latino e del greco doveva essere la «chiave d’accesso alla comprensione dell’essenza più autentica della classicità».