La sera del 4 dicembre ha avuto luogo presso la bella cornice della "Biblioteca Ostinata", a due passi dalla sede dell'Università degli Studi di Milano, il secondo appuntamento del format "Se permettete, parliamo di...", promosso da Europa Latina. L'incontro prevede che alcuni volontari tra i partecipanti scelgano il testo in latino che più sta loro a cuore e che, una volta dato il via al "gioco", motivino le ragioni della propria scelta e ne discutano con i presenti e con Rossella Sannino, Massimo Gioseffi e Roberto Mori, cui è affidato il compito di tenere le fila della conversazione. Decisamente stimolante è la modalità di successione tra i vari testi e le varie riflessioni: una volta individuato il proprio, si è invitati a trascrivere su un foglietto da inserire in un'urna una o due parole chiave presenti nei versi o nella prosa scelta. Si crea così un "effetto sorpresa" tra gli astanti che attendono con piacere di scoprire quale sarà il successivo testo estratto.
In particolare, nell'ultima serata, c'è stato chi ha proposto la sua riflessione scaturita dalla lettura di alcuni versi della II ecloga di Virgilio (2, 28-35 e 2,69), raccontando di come incontrare la dementia di Coridone, involuto nella propria dimensione mentale, in una sofferenza cieca e per sua natura solitaria, sia stato di conforto nell'attraversamento di esperienze analoghe.
C'è stato poi chi ha portato con sé un'ode di Orazio (I, 38), muovendo proprio da quel testo la sua riflessione sull'importanza della contrapposizione tra sectari e il vivere sotto la propria vite fruendo del vino che essa stessa produce, dunque essere felici di ciò che ci sta intorno, contrapposto all'idea di inseguire qualcosa che probabilmente neanche esiste, così come la rosa tardiva del componimento.
Molto attuale è stata la riflessione scaturita dall'VIII libro delle Metamorfosi di Ovidio e dal riferimento al mito di Erisittone, condannato ad una fame insaziabile per non aver osato violare la Natura, tracciando una perfetta allegoria delle conseguenze dell'irruento sfruttamento che l'umanità sta perpetrando.
Altri spunti di riflessione sono nati dalla lettura del notturno del IV libro dell'Eneide, apprezzato per la musicalità della lingua e per l'attenzione alla descrizione dei sentimenti della Didone sofferente, da un passo sulla benevolentia nel Laelius ciceroniano, che ci ha ricordato dell'importanza della "famiglia scelta" degli amici, in quanto tenuta insieme dal solo legame affettivo.
È stato poi estratto un altro carme di Orazio (I, 9), che, prendendo come chiave di lettura la citazione "permitte divis", ha fatto emergere l'idea del potersi affidare agli altri/al destino per liberarsi dei pesi che gravano sul nostro animo. Bello è stato ritrovare nel passo scelto da una docente di latino un motivo autobiografico: come Annibale in Tito Livio esortò i suoi soldati ad attraversare le Alpi, così anche il brano stesso esortò la docente a valicare le sue "Alpi", quelle del concorso per accedere all'abilitazione all'insegnamento.
In conclusione, si è letto il testo di un'epigrafe piemontese, e si è riflettuto sul senso delle storie umane lasciate ai posteri e sui mezzi che permettono di connetterci con l'umanità di ogni tempo.
Non sono mancati testi altrettanto interessanti neppure al primo incontro, ma il fattore notevole è stato la partecipazione di un variegato pubblico: dagli studenti universitari (di lettere e non) a docenti in pensione, da persone che si occupano di tutt'altro a ragazzi liceali e docenti di scuola. Queste sono le occasioni in cui l'incontro tra generazioni produce qualcosa di fertile e che vanno incentivate e incoraggiate, perché è proprio attorno a questi testi che si costruisce e ci si ricorda del vero valore dell'Umanità.